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domenica 2 ottobre 2011

Bamboccioni......o no !?!

In questi giorni i giornali hanno ampiamente discusso dell'episodio dei genitori di Mestre che si sono rivolti a un'associazione di consumatori per indurre il figlio quarantunenne, "sistemato" e con uno stipendio sicuro ad andarsene di casa. 
Le statistiche dichiarano che l'età media in cui i figli escono dalla casa materna (e paterna), in Italia, è di 31 anni. E circa un terzo di coloro che hanno 34 anni  vive ancora con i genitori.
Negli altri Paesi Centro e Nord europei, dove però lo Stato, nonostante la crisi del Welfare, li sostiene maggiormente, i ragazzi escono di casa da giovani a circa venticinque anni.
Nel caso del quarantunenne allontanato di casa dai genitori non mi ha stupito tanto la"resistenza" del figlio-adulto, ma la ribellione dei genitori. 
Perchè in fondo, io credo, che a noi genitori avere i figli in casa piace, perché i figli sono sempre i nostri figli. 
Alcune volte, ad esempio, capita che i mostri vadano per qualche ora dai nonni, il primo quarto d'ora passa felice ed in silenzio, si può anche leggere o stare fuori in giardino tranquillamente, dopo di che la casa sembra vuota, silenziosa e senza più vitalità......dopo un pò rivoglio i miei bimbi frastuono compreso.
Non voglio immaginare loro grandi che vanno via di casa definitivamente e che lasciano me e mia moglie soli, anche se questo sò che questa é legge di natura, mi farebbe sentire troppo vecchio.
Vabbè per ora hanno sei e due anni e me li godo così...passerà ancora moooooltoooo tempo finchè saranno grandi tanto da andarsene....poi si vedrà......poi chissà....poi magari.....magari compreremo una casa più grande.

martedì 30 agosto 2011

Felicità è giocare all'aperto

"Non correre che ti fai male”, “Scendi subito da quell'albero”, “Non ti allontanare”, “Non toccare", sono ammonimenti che chiunque ha sentito rivolgere ai bambini ma, sebbene motivati dall'intenzione genitoriale di evitare traumi e cadute varie, soffocano il naturale istinto dei bimbi al gioco libero e, secondo uno studio commissionato dall'American Journal of Play che indaga l’impatto della diminuzione del gioco libero e en plain air, questo comporterebbe conseguenze negative sullo sviluppo fisico, mentale e sociale dei piccoli.
IPERPROTETTIVITA' E DEPRESSIONE - Insomma l'ansia dei genitori di evitare qualunque brutta esperienza ai propri figli diventa un invalicabile impedimento al gioco libero e all'aperto. La paura dell'esterno e degli estranei fanno sì che un padre e una madre anziché vigilare giustamente sulle attività ludiche dei propri pargoli si trasformino in sorveglianti implacabili che precludono loro le utili e sane esperienze del gioco tra simili. Secondo Peter Gray, psicologo del Boston College e autore della ricerca che ha aggregato e analizzato gli studi sul gioco degli ultimi decenni, "negli ultimi cinquant'anni le possibilità di giocare liberamente per i bambini sono diminuite sensibilmente negli Usa e negli altri Paesi sviluppati" e proprio da questa carente attività giocosa deriverebbe l'aumento di depressione, suicidio e narcisismo tra i giovani e i giovanissimi.

GIOCARE PER VIVERE - Il gioco riveste un ruolo molto importante nello sviluppo dei bambini e rappresenta una sorta di addestramento alla vita sociale e di palestra per sviluppare e mettere alla prova le proprie capacità. Esplorazioni, risoluzione di problemi pratici, gestione delle proprie emozioni, accettazione delle regole e delle gerarchie sono esperienze che i più piccoli devono fare, o meglio dovrebbero, per imparare quelle che sono le regole base della vita e per migliorare la propria attitudine ai rapporti sociali.

LE PAURE CHE FERMANO IL GIOCO - Diversi studi nel corso degli anni hanno osservato il declino del gioco libero e hanno cercato di individuarne le cause. Crimini, molestie sessuali e traffico stradale sono i principali timori espressi dalla maggior parte dei genitori. Altri hanno individuato nella televisione, nei videogiochi e in internet le sirene che attraggono i bimbi, chiudendoli in casa. Ma è altrettanto vero che un bambino o un ragazzino al quale è vietato uscire a giocare trova in questi supporti una minima consolazione ludica. Un'altra pista è quella che porta alla scuola e all'elevato numero di ore che i giovanissimi vi trascorrono e alle attività indirizzate verso la vita adulta che occupano le loro giornate, che assomigliano sempre più a quelle di manager in miniatura che a quelle di bimbi spensierati.

Emanuela Di Pasqua
Corriere della Sera
30 agosto 2011

http://www.corriere.it/cronache/11_agosto_30/felicita-bambini-studio_d3aa5974-d303-11e0-874f-4dd2e67056a6.shtml


lunedì 29 agosto 2011

Iper......

Incredibile!!!!! leggete questo articolo su sito de "La Repubblica"  (link in basso), questo, secondo il mio modesto parere, conferma che ormai viviamo in una società ipercinetica, ipertecnologica, ipertutto e facciamo fatica a riconoscere che poi alla fine a farne le spese sono solo i bambini.
In america, loro, hanno paura e li sedano .......... NO COMMENT !!!!!
Noi non possiamo e non dobbiamo ignorare i nostri figli ...... sono la cosa più preziosa che abbiamo !!!

http://www.repubblica.it/salute/medicina/2011/08/23/news/bimbi_troppo_attivi_e_distratti_la_sindrome_che_fa_paura_all_america-20743219/?ref=HRLV-1