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mercoledì 2 novembre 2011

Steve come papà

Tutti sanno chi era Steve Jobs.....molti lo acclamano, tanti lo odiano per alcuni è indifferente.
Personalmente penso che era un uomo come tanti con delle paure naturali che, anche a me, alcune volte, passano per la mente.
Leggendo l'elogio funebre scritto dalla sorella c'è un passaggio che mi ha colpito veramente molto e vorrei condividerlo con voi, tradotto era più o meno così "Guardava negli occhi i suoi figli e sembrava non riuscisse più a staccare lo sguardo da loro».
La paura più grande che ti logora dentro quando sei malato o in punto di morte ed hai dei figli ancora piccoli è quella di non riuscire a dare loro tutto ...... ma proprio tutto quello che vorresti.

Io speriamo che mela cavo !!!!! (mela morsicata ovviamente)

giovedì 25 agosto 2011

Dal "pater familias" al padre chioccia

Leggevo (in questi giorni non posso fare altro !!!) un articolo su "La Repubblica" di Anais Ginori il quale commentava un  libro dal titolo "La guida del giovane papà" di P. Antilogus.
Il libro descrive i cambiamenti dei papà moderni nei confronti del "problema" bebè avvenuto nell'arco di appena due generazioni.
"Un tempo eravamo tenuti alla larga, considerati inutili, almeno per gran parte dei primi mesi di vita del bambino, oggi, se dici che non vuoi entrare in sala travaglio con tua moglie rischi il divorzio" dice l'autore.
Uomini mutanti che hanno dovuto reinventarsi un ruolo, partecipare ai corsi preparto, imparare a cambiare i pannolini ed a sostenere le mogli nell'importante compito di allattare la prole.
Certo, anche le alzatacce notturne e le passeggiate per fargli fare il ruttino non sono cosa da poco, ma ormai i papà moderni affrontamo anche questo (più o meno !!!!).
I papà di oggi sono molto più apprensivi e presenti nella vita dei figli, in alcune occasioni sono più richiesti delle mamme.
Ora mi chiedo, adesso che finalmente abbiamo scardinato il monopolio delle mamme nella vita dei nostri figli,  c'è per caso qualcuno che rimpiange le famiglie di una volta dove il padre, quando tornava dal lavoro, non faceva niente in casa, si scialava sul divano, cenava, si fumava una bella sigaretta e si andava a coricare magari in un'altra stanza per non sentire i bimbi che piangevano durante la notte ???? (sigh!!).

A proposito, l'autore, che nel frattempo ha affrontato tutte le fasi di crescita dei figli ed è arrivato ad avere un figlio adolescente, ha scritto anche un altro libro dal titolo "Ti illudi che il grosso sia passato, invece il peggio deve ancora arrivare"........

martedì 26 luglio 2011

Nel lettone con mamma e papà

Nei primi mesi di vita del bambino i genitori farebbero qualsiasi cosa pur di farlo smettere di piangere. Spesso, a meno di non avere a che fare con un piccolo Attila, la soluzione per calmarlo è portarlo a dormire nel lettone. Per anni pediatri e psicologi hanno sconsigliato ai genitori il "co-sleeping", convinti che questa abitudine danneggiasse l'intesa sessuale della coppia e l'educazione dei figli. Eppure molti bambini, fino alla metà del secolo scorso, hanno dormito con mamma e papà, spesso per motivi economici. L'usanza, secondo due studi del 2006, appartiene al 93% dei bambini fra i tre e i 10 anni, per ragioni unicamente affettive.

Oggi una ricerca della Stony Brook University di New York, pubblicato su Pediatrics, riabilita quest'usanza così dura a morire, sostenendo che abituare i bambini a dormire tra le lenzuola che odorano di mamma e papà non comporti per loro alcun effetto collaterale. "Madri dello stesso livello sociale educano i bambini esattamente nello stesso modo - spiega la coordinatrice della ricerca Lauren Hale - indipendentemente dal fatto di farli dormire con sé o no".

Lo studio ha preso in esame 944 coppie non abbienti con un figlio di un anno, monitorandone nel lungo periodo la situazione psicologica e le abitudini legate al sonno. Dai dati è emerso che i bambini che avevano dormito nel lettone avevano raggiunto lo stesso livello di sviluppo comportamentale e cognitivo di quelli che avevano sempre dormito da soli. L'Associazione americana
di pediatria si è sempre schierata contro il co-sleeping nei primi mesi di vita spiegando che quest'abitudine aumenta il rischio di sindrome della morte improvvisa del lattante, che colpisce nel primo anno di vita ed è tutt'ora la prima causa di morte tra i piccoli nati sani, ma la Hale precisa che "la scoperta non è in contrasto con queste raccomandazioni, perché lo studio si è concentrato su bambini che avevano già compiuto un anno".

Ci sono tuttavia pro e contro legati al bed-sharing. Secondo alcuni pediatri favorisce l'allattamento al seno e migliora il rapporti tra madre e figlio, secondo altri stressa i genitori e stravolge le abitudini del bambino, facendolo sentire a disagio quando è costretto a dormire da solo. "Attraverso il lettone - spiega lo psicologo Maurizio Brasini - scorrono i momenti cruciali del ciclo vitale di una famiglia. Prima sarà il talamo di due amanti, poi un pancione occuperà una parte dello spazio comune, e poi ancora si trasformerà in nido. Il letto è uno spazio importantissimo ma è sempre e comunque solo un letto. L'importante, come al solito, è l'equilibrio che si instaura all'interno della famiglia".

Già qualche anno fa Margot Sunderland, direttrice del Center for Child Mental Health di Londra, consigliò ai genitori di respingere l'opinione dominante e permettere ai bambini di dormire nel lettone sino ai cinque anni, affermando come questa abitudine renda più probabile che diventino degli adulti calmi, sani ed emotivamente equilibrati. Autrice di una ventina di libri sulla psicologia dell'infanzia, la Sunderland presentò la sua teoria nel saggio "The Science of Parenting" ("La scienza di fare i genitori"), basato sulle conclusioni di 800 studi scientifici. Secondo la psicologa, abituare i bambini a dormire da soli già a poche settimane di vita (uso comune ad esempio negli Stati Uniti, dove solo il 15% dei bambini può addormentarsi con mamma e papà, la percentuale più bassa del mondo) è anzi dannoso, perché la separazione dai genitori aumenta il flusso di ormoni dello stress, come l'idrocortisone.

http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2011/07/25/news/nessun_danno_se_il_bimbo_dorme_nel_lettone_dalla_scienza_via_libera_al_co-sleeping-19597348/

venerdì 22 luglio 2011

Nuovi papà

Studiato. Analizzato. Contato. Incasellato. Sviscerato. Affrontato. E chi ha altri -ato li aggiunga pure. Il fenomeno delle mamme 2.0 nel velocissimo mondo di internet, pronto a bruciare nel giro di pochissimo tempo qualsiasi novità, non fa più notizia.

Le mamme blogger non interessano più media ed esperti (anche perché tutto quello che poteva essere detto in merito è stato già ampiamente detto! Adesso lasciatele scrivere e, soprattutto, lasciateci in pace!).

Lo spotlight di oggi (sei out se non lo sai!) è puntato sui papà. Come dire: paparini, questi sconosciuti! Cosa avranno mai da raccontare in un blog?.

Eppure anche i papà (questi sconosciuti!) qualcosa da dire ce l'hanno e, sulle tracce di mogli e compagne (decisamente più avanti di loro nell'utilizzo dei nuovi media e dei nuovi mezzi di comunicazione... Tié!) si sono messi ad aprire blog e a scrivere post, raccontando, dal punto di vista maschile, l'esperienza della paternità, le gioie e i drammi di trovarsi ad affrontare per la prima volta il cambio di un pannolino, la prima pappa, i primi capricci.